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Posted by in Scienze | 2 comments

Cambiamenti climatici

Cambiamenti climatici

Un paio di notti fa, in preda a deliri febbrili, ho deciso di rilassarmi guardando un documentario del National Geographic intitolato Chasing Ice consigliatomi da Saverio Savio. Nel 2005 il NG incarica il fotografo James Balog 1 di documentare attraverso foto e filmanti, lo scioglimento dei ghiacciai in Islanda. Ben presto però, decide di monitorare ancora meglio i mutamenti climatici andando alla volta del Polo Nord. Poco più tardi, nel 2007, fonda l’ Extreme Ice Survey che ha come obbiettivo quello di utilizzare diverse macchine fotografiche usufruendo della tecnica time-lapse per immortalare giorno dopo giorno gli effetti dello scioglimento dei ghiacciai. Nasce così un’opera gigantesca 2 (quasi interamente a spese sue), costituita da diverse figure professionali e decine di macchine fotografiche fissate in punti strategici. Il desiderio di fotografare i vasti e irrecuperabili mutamenti dei ghiacciai, nasce dalla giusta convinzione che molto spesso la gente comune sente parlare del problema inquinamento secondo due modalità:

  • dati statistici per lo più incomprensibili alla stragrande maggioranza della popolazione;
  • carrellata di immagini raffiguranti inondazioni, tifoni e quant’altro, a cui siamo ormai abituati sin dalla tenera età e che non provocano alcun tipo di emozioni nello spettatore.

Siamo tutti a conoscenza che alle volte una fotografia è capace di toccarci nel profondo, ancor più se si tratta di fotografie accompagnate da dati facilmente comprensibili anche ad una mente non scientifica. È proprio questo il grande merito che va dato a James Balog: la capacità di mostrare non solo la maestosità di posti per lo più inospitali all’uomo, ma il legame forte e ahimè molte volte dimenticato, che abbiamo con posti, verrebbe quasi da dirlo, dimenticati da dio. Una frase di Balog mi ha lasciato con un senso di amaro in bocca, quasi atterrito:

If a glacier has been here for 30,000 or 100,000 years and is literally dying before my eyes , you’re aware that sometimes you go beyond the horizon and you don’t come back.

Se un ghiacciaio è rimasto qui per 30,000 o 100,000 anni e sta letteralmente morendo davanti ai miei occhi, sei proprio consapevole che a volte si oltrepassa l’orizzonte e non torni.

È proprio questo il punto: non si torna indietro. Forse per pigrizia o per ignoranza, o tutt’e due, non ci rendiamo conto che noi, facendo parte del ciclo naturale delle cose, siamo legati a tutto ciò che ci circonda e ancor di più ogni nostra piccola azione (come anche il non far nulla),conta e ha un peso. Possiamo continuare a fingere che non è così, possiamo pensare che sono solo paranoie di una piccola combriccola di scienziati,ma vi dò una piccola informazione: per quanto noi ci riteniamo superiori a qualsiasi altra specie animale, è risaputo che dipendiamo da piccoli insetti, detti prònubi3, i quali sono molto sensibili alla qualità dell’aria. Ebbene in Cina, famosa per zone in cui la coltre di smog è addirittura visibile dallo spazio 4, l’uomo ha dovuto prendere il posto di questi insetti e andare a impollinare uno a uno i fiori. Vi starete chiedendo cosa possiamo fare nel nostro piccolo? Quali misure possiamo abbracciare per far si che le nostre azioni non siano così devastanti per l’ecosistema? Mi sono fatto anche io delle domande in proposito e sono arrivato alla conclusione che nel nostro piccolo possiamo fare tante piccole cose ma che sono ahimè poco incisive. Possono invece fare qualcosa i nostri politici che in concerto con i leader delle altre nazioni possono intraprendere politiche energetiche finalizzate a ridurre le emissioni di CO2. Concludo lasciandovi con il trailer del documentario. Buona visione.

Immagine copertina: Cranesareflying1


  1. Dall’inizio degli anni ’80 Balog ha ridefinito la fotografia ambientale, che il suo soggetto siano animali in via di estinzione, foreste vetuste del Nord America, o ghiaccio polare. Il suo lavoro mira a combinare intuizioni di arte e scienza per produrre interpretazioni innovative, dinamiche e talvolta scioccanti del nostro mondo che cambia. Fonte: Wikipedia 
  2. Stiamo parlando dell’ordine di migliaia e migliaia di fotogrammi per macchina fotografica che dovranno essere analizzati e studiati.  
  3. Insetti impollinatori che portano il polline da un fiore all’altro permettendo l’impollinazione e la conseguente formazione del frutto.  
  4. Immagine: Nasa.alt text 

About Me: Giovanni Mattei

Biotechnology student who loves UI,design,icons • Coffee addicted • Spiral out • Embrace the random • I believe in six colors • Cats lover • Rome, Italy

2 Comments

  1. Hai pubblicato alcune immagini che, se non inquietanti, ritengo di sicuro impatto. Anche se credo ancora “non accertato” il livello di impatto che la specie umana abbia e possa avere in futuro su un ecosistema e in ultima analisi su un intero mondo, sono assolutamente convinto che imprese come quella perseguita da James Balog siano un significativo punto di partenza per soffermarsi a riflettere sulla responsabilità che abbiamo nel mantenere alcuni delicati equilibri inalterati e quand’anche non si volesse parlare di responsabilità forse il comune buon senso e istinto di sopravvivenza potrebbero smuovere qualcuno a inseguire la stessa curiosità e amore per la terra che presumo James abbia e che possa spingere anche la più comune delle persone a non buttare una cartaccia per terra. Questo sarebbe un inizio.

    • Siamo tutti a conoscenza dell’andamento ciclico del riscaldamento globale. Quello che mi preme mettere in risalto nel mio articolo è l’incredibile impennata dei livelli di CO2 (http://www.chasingice.com/learn/is-climate-change-man-made/) dei giorni nostri. C’è chi pensa che sia indipendente dall’azione dell’uomo e chi la crede diretta conseguenza. L’idea che come specie non abbiamo i mezzi per intaccare questo grande sassolino blu, la reputo come una ingenua sottostima della nostra capacità di influire (positivamente o negativamente) sul fragile equilibrio che sta alla base della nostra sopravvivenza.

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